Lo Stress

Lo stress è una sindrome di adattamento a degli stressors  o sollecitazioni. Può essere fisiologica, ma può avere anche dei risvolti patologici.

Hans Selye definì lo stress come "Sindrome Generale di Adattamento", cioè quella risposta che l'organismo mette in atto quando è soggetto agli effetti prolungati di svariati tipi di stressors, quali stimoli fisici (ad es. fatica), mentali (ad es. impegno lavorativo), sociali o ambientali (ad es. obblighi o richieste dell'ambiente sociale).

L'evoluzione della sindrome avviene in tre fasi:
  • Allarme, l'organismo risponde agli stressor mettendo in atto meccanismi di fronteggiamento (coping) sia fisici che mentali. Esempi sono costituiti dall'aumento del battito cardiaco, pressione sanguigna, tono muscolare ed "arousal" (attivazione psicofisiologica).
  • Resistenza, il corpo tenta di combattere e contrastare gli effetti negativi dell'affaticamento prolungato, producendo risposte ormonali specifiche da varie ghiandole, ad es. le ghiandole surrenali.
  • Esaurimento, se gli stressors continuano ad agire, il soggetto può venire sopraffatto e possono prodursi effetti sfavorevoli permanenti a carico della struttura psichica e/o somatica.


L'ipotalamo secerne fattori di rilascio per l'ipofisi per la produzione di ADH e ACTH.
L'ADH (o vasopressina) fronteggia la diminuita volemia (rapporto tra volume ematico e letto vascolare) mediante la ritenzione idrica (causante l'aumento di volume ematico) e la costrizione dei vasi.
L'ACTH agisce a livello corticale surrenale causando il rilascio di cortisolo e aldosterone.
Il cortisolo stimola la gluconeogenesi (conversione delle proteine in zuccheri) e inibisce l'azione dell'insulina (insulinoresistenza).
L'aldosterone agisce a livello renale stimolando il riassorbimento di sodio, che per osmosi "trascina" con sé acqua, contribuendo al ripristino del corretto livello volemico.
Il riassorbimento del sodio si accoppia all'escrezione di potassio e ioni idrogeno, la cui deplezione provoca l'acidificazione delle urine e l'alcalinizzazione del sangue (causata in sinergia dall'iperventilazione).
Il rene rileva il calo di pressione attraverso la macula densa dell'apparato iuxtaglomerulare e tramite la secrezione di renina attiva il sistema renina-angiotensina-aldosterone; l'angiotensina II è un potente vasocostrittore.
Il sistema ortosimpatico causa il rilascio di adrenalina e noradrenalina, in particolare dalla midollare surrenale. questi ormoni causano:
  • una costrizione dei vasi cutanei (pallore) e viscerali addominali (recettori alfa)
  • una dilatazione dei vasi muscolari (recettori beta)
  • aumento della frequenza cardiaca (conseguente aumento della gittata cardiaca) (recettori beta)
  • broncodilatazione
  • midriasi
  • inibizione del rilascio e dell'efficacia dell'insulina (insulinoresistenza e possibile diabete mellito tipo 2)
  • aumento della sensibilità al glucagone

Questi ultimi due effetti causano l'alterazione del metabolismo, spinto verso il mantenimento di alti livelli glicemici.
In breve, un aumento dell'idrolisi proteica muscolare e dei trigliceridi fornisce aminoacidi e glicerolo per la gluconeogenesi e causa un calo ponderale; la glicolisi è inibita.



COMBATTERE LO STRESS PER COMBATTERE LA MALATTIA
Il primo a formulare il termine “stress” fu lo psicologo tedesco Hans Seyle; secondo lui “la completa libertà dallo stress è uguale alla morte” e "tutti noi non dobbiamo, e in realtà non possiamo, evitare lo stress, ma possiamo incontrarlo in modo efficace e trarne vantaggio, imparando di più i suoi meccanismi ed adattando ad esso la nostra filosofia dell’esistenza”.

Perché allora usiamo la parola stress solo con un’accezione negativa? 
Perché quando i fattori stressanti diventano troppi (e ciò succede sempre di più nella nostra vita quotidiana) allora diventa faticoso reagire a tutti ed a volte possiamo non farcela.
È a questo punto che lo stress diventa cronico e provoca la comparsa di alcuni sintomi, sia fisici che psicologici. Allora è il caso di chiedere aiuto anche ad un Medico e di intervenire. 

Ma quali sono, spesso, i primi sintomi dello stress?
  • Sensazione di stanchezza generale, non motivata.
  • Disturbi del sonno, che diventa frammentato ed agitato, oppure difficoltà ad addormentarsi, fino alla vera e propria insonnia.
  • Scarso controllo delle proprie reazioni emotive con frequenti scatti di rabbia, crisi di pianto, ecc.
  • Difficoltà di concentrazione e di attenzione.
  • Attacchi di ansia o di panico.
  • Confusione mentale con difficoltà a concentrarsi e ad esprimersi.
  • Noia, disinteresse, senso di impotenza o di inadeguatezza nei confronti di ogni situazione.
  • Accelerazione del battito cardiaco.
  • Respirazione irregolare.
  • Innalzamento della pressione arteriosa.
  • Tensione e rigidità muscolare, in particolar modo del collo, delle spalle e della schiena.
  • Crampi allo stomaco.


Nello stress possiamo distinguere tre fasi:
  1. Una reazione di allarme, durante la quale il corpo secerne una certa quantità di ormoni e subisce modificazioni biochimiche.
  2. Una fase di resistenza, in cui l’intero organismo prepara ed utilizza le sue difese.
  3. Una fase di esaurimento, in cui l’organismo non è più in grado di adattarsi agli elementi stressanti.

Per affrontare questi momenti l’organismo coinvolge una serie di strutture, come le ghiandole dell’asse ipotalamo-ipofisi-surrene. La loro attivazione determina la secrezione degli ormoni cortico-surrenalici che, ad alta concentrazione e per lungo tempo, finiscono per causare gravi problemi quali una riduzione delle difese immunitarie o essere determinanti per la formazione, ad esempio,  di gastriti ed ulcere duodenali.
È bene comunque sottolineare che le prime due fasi dello stress non costituiscono malattia. Solo nella terza fase si entra nella patologia.

Secondo alcuni esperti, lo stress può essere causato semplicemente da un incalzare troppo frequente di stimoli, non necessariamente negativi. Ma la realtà di questo stato è molto più complessa.


Ognuno di noi reagisce in modo diverso all’ambiente, agli eventi, agli stimoli che si presentano ogni giorno. Questo meccanismo di reazione è chiamato “valutazione conoscitiva”.
Quando la valutazione conoscitiva è distorta rispetto alla realtà possono insorgere i problemi; la situazione più tipica è quella in cui sentiamo l’ambiente, o le persone, o gli eventi superiori alle nostre capacità di affrontarli, quando c’è un disequilibrio tra quanto ci è chiesto di fare e quanto invece ci sentiamo in grado di fare.
In tutto questo giocano un ruolo importante le emozioni, che scientificamente possiamo definire come un meccanismo di adattamento indispensabile per la conservazione dell’individuo e della specie.
Sappiamo bene quanto le emozioni possono animare o sconvolgere la nostra vita. In una sindrome di adattamento come quella che abbiamo descritto, se le emozioni sono eccessive o sbilanciate, possono sfociare in malattia.

Molto però dipende anche dalla capacità di tollerare gli eventi stressanti. 
Questa capacità, chiamata “resilienza”, è in effetti, ciò che spiega perché ci siano persone capaci di resistere a livelli di stress anche molto alti e continuativi senza manifestare alcun sintomo, mentre altri sviluppano malattie con livelli stressanti molto più bassi.
Ciascuno di noi ha certamente un proprio “patrimonio” di resilienza, ma questa, fortunatamente, può anche essere incrementata.


Qualche accorgimento utile per ridurre lo stress:
Il primo passo è cercare di capire noi stessi, perché solo noi siamo in grado di individuare le cause e i comportamenti che hanno provocato lo stress.

Ecco poi alcuni consigli pratici da mettere subito in atto:
  • Assumetevi tutta la responsabilità dei vostri ritmi di vita e di lavoro.
  • Focalizzate l’attenzione sugli obiettivi prioritari.
  • Incominciate a dire “no” a chi vi chiede troppo e quando non avete voglia di fare qualcosa.
  • Non concentrate impegni e cambiamenti in un periodo troppo breve.
  • Dedicatevi regolarmente a qualcosa che vi piace molto o vi diverte, possibilmente senza provare sensi di colpa.
  • Fate un adeguato e specifico esercizio fisico.
  • Imparate alcune tecniche di rilassamento.
  • Controllate la dieta.


Quest’ ultimo punto riveste una grande importanza tra le cose che ciascuno di noi può fare da subito. 

Ecco alcuni semplici ma efficaci consigli su come mangiare per ridurre lo stress:
  • Se riconoscete in voi i sintomi dello stress, evitate innanzitutto di sottoporvi a diete troppo drastiche o privative.
  • Ricordate che, in chi è soggetto a stress, il livello di zuccheri nel sangue si alza e si abbassa rapidamente e in modo irregolare, quindi è consigliabile assumere zuccheri sotto forma di carboidrati complessi:

  1. cereali, riso, pasta, pane, perché rilasciano gli zuccheri in modo lento, 
  2. evitando invece gli zuccheri semplici e raffinati, quali il comune saccarosio o lo sciroppo di glucosio.

  • Evitate pasti troppo abbondanti, cibi troppo conditi, intingoli e salse.
  • Fate piuttosto pasti piccoli, frequenti e controllati, per non sovraccaricare l’organismo.
  • Masticate lentamente ed a lungo ogni boccone, evitando di assumere il cibo in fretta, o magari in piedi.
  • Quando possibile, preferite sempre mangiare seduti ed in un ambiente tranquillo e rilassante.
  • Mangiate frutta e verdure fresche in abbondanza, in particolare quelle ricche di vitamine B e C. La B è molto diffusa in natura e si trova anche nei cereali e nei legumi. La C, oltre che negli agrumi, si trova in elevate quantità anche nei peperoni verdi, broccoli, verza, spinaci, cavoli e pomodori.
  • Bevete almeno un litro al giorno di liquidi che non contengano zucchero.
  • Limitate il consumo di tè, caffè, coca cola, cacao, tutte bevande che contengono eccitanti.
  • Prima di andare a letto bevete una bevanda tiepida e moderatamente dolcificata: una tisana oppure del latte scremato hanno un’azione rilassante.


Comunque, tra tutti i consigli pratici che si possono dare per prevenire o curare lo stress, il più importante è però “staccate la spina” ogni tanto.
Quando possibile, allontanatevi temporaneamente da tutto ciò che può generare o ha generato lo stress, magari cercando di immergervi in un ambiente naturale dove cui trascorrere un po’ di tempo. 


Infatti, anche il contesto abitativo/lavorativo contribuisce ad aumentare o ridurre il vostro benessere, ed esiste una vera e propria terapia dell’habitat, che si esprime attraverso l’architettura degli edifici, la scelta dei materiali, la presenza di piante verdi e di acqua. 
Perché l’armonia con ciò che ci circonda è un ingrediente fondamentale per combattere lo stress e raggiungere il benessere psico-fisico.
Questo aspetto, ignorato per anni, torna oggi ad avere tutto il suo valore, perché ormai si sa che è la perdita di equilibrio  che provoca l’insorgenza della malattia e richiede strumenti integrati, per poter essere recuperato.
Vi sono poi una serie di attività mentali che possono contribuire grandemente ad un controllo dello stress. 

Tra queste, una facilmente praticabile, anche in completa autonomia, e costituita dal training autogeno.
Il termine “Training Autogeno”  significa, letteralmente “allenamento che si genera da sè”. 


Ciò significa che attraverso alcuni esercizi mirati si creano spontaneamente delle sensazioni psicosomatiche utili. Questa tecnica è stata inventata nella prima metà del ’900 dal medico austriaco Johannes Schultz, che ha messo a punto due tipi di esercizi, definiti “inferiori” e “superiori”. 
I primi, estremamente semplici, sono i più usati ed hanno il vantaggio che, una volta acquisiti, possono essere eseguiti senza terapista e quindi ognuno è in grado di rilassarsi in qualunque momento ed in qualsiasi luogo.

Gli esercizi, 6 in tutto, vengono potenziati attraverso la ripetizione mentale di formule specifiche. 
Il principio su cui si basa il training autogeno è la concentrazione passiva, che è l’esatto opposto di quella attiva che tutti conosciamo come “sforzo mentale”.
Si tratta invece di eliminare l’attenzione e gli sforzi, ripetendo mentalmente le formule e facendo gli esercizi. 
In questo modo saremo in grado di percepire pienamente ciò che accade nel nostro corpo, ascoltando finalmente il suo linguaggio.
Si possono utilizzare anche altre tecniche di rilassamento, volte a stimolare l’unicum mente-corpo attraverso esercizi di respirazione, relax, visualizzazioni positive e movimenti yoga.

Infine, dobbiamo considerare anche l’uso/abuso dei farmaci.
Molte persone ricorrono in maniera indiscriminata alle benzodiazepine, i cosidetti “tranquillanti”, per ridurre, o meglio per non sentire gli effetti dello stress.
Premesso che, in linea generale, un farmaco non è di per se stesso “buono” o “cattivo”, ma che questi aggettivi sono invece da riferirsi solo all’uso che ne viene fatto, bisogna considerare che l’unico effetto che essi hanno è quello di non far “sentire” l’ansia.
Ma è facile capire che, da soli, essi non sono certo in grado di non far “venire” l’ansia, esattamente come un’aspirina è capace di ridurre un mal di testa ma non può far nulla per evitare che esso si ripresenti.
È chiaro, dunque, che i tranquillanti (salvo casi di gravi crisi dove è importante ridurre la sintomatologia in breve tempo e sempre sotto indicazione e stretto controllo del medico proscrittore) non rappresentano una soluzione, che è solo nelle mani di ciascuno di noi; anzi, spesso ritardano la presa di coscienza del problema sottostante e la conseguente importante decisione di iniziare a riprendere in mano il filo della propria vita.

Fonte: www.contattoemotivo.net



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