INTOLLERANZA AL GLUTINE e conseguenze per la nostra salute...

...DALLA STANCHEZZA CRONICA ALLA CELIACHIA, DALLE MALATTIE AUTOIMMUNI ALLE TIROIDITI, DAL SOVRAPPESO AL DIABETE, DALLA SCLEROSI MULTIPLA ALL'AUTISMO...

Più di 55 malattie sono state collegate al glutine, la proteina presente in alcuni cereali quali frumento, avena, orzo, segale, farro, kamut, spelta e triticale. 
Si stima che al 99 % delle persone che hanno sviluppato un’ intolleranza al glutine, non sia diagnosticato il problema . E questo nemmeno per molti casi di celiachia.


Recentemente è emerso che il cibo OGM aumenterebbe il numero di malati di celiachia,  a sostenerlo è il rapporto presentato dall’Institute for Responsible Technology (IRT) in accordo con i dati pubblicati dallo US Department of Agriculture, dallo US Environmental Protection Agency e da alcune ricerche internazionali pubblicate su numerose riviste scientifiche.

Se avete qualcuno dei seguenti sintomi potrebbe essere un segno che avete un intolleranza al glutine ed è consigliabile approfondire:
  1. Dopo ogni pasto vi sentite gonfi, con gas intestinale, magari a volte diarrea o stitichezza.
  2. La cheratosi pilare è una alterazione della cheratinizzazione caratterizzata dalla formazione di tappi cheratinici che vanno ad occludere gli orifizi dei follicoli piliferi, la riconoscete solitamente nella parte posteriore delle braccia, con piccoli puntini rialzati e arrossati. Questo tende ad essere la causa di una carenza di acido grasso e carenza di vitamina A, causato da un malassorbimento dell’intestino avente come imputato principale l’intolleranza al glutine.
  3. Sensazione di stanchezza. fatica , annebbiamento del cervello dopo aver consumato un pasto che contiene glutine.
  4. La diagnosi di una malattia autoimmune come la tiroidite di Hashimoto , artrite reumatoide , colite ulcerosa , il lupus, psoriasi, sclerodermia o sclerosi multipla .
  5. Sintomi neurologici come vertigini o sensazione di mancanza di equilibrio.
  6. Squilibri ormonali come sindrome dell’ovaio policistico o infertilità inspiegata .
  7. Emicrania mal di testa frequenti.
  8. La diagnosi di affaticamento cronico o la fibromialgia .
  9. L’infiammazione , gonfiore o dolore alle articolazioni come le dita, ginocchia e fianchi.
  10. Problemi dell’umore come ansia, depressione , sbalzi d’umore e iperattività.

Un test per verificare se siamo intolleranti al glutine è sicuramente una dieta equilibrata che per almeno qualche settimana escluda tutti gli alimenti che contengono glutine a favore di prodotti che ne sono privi. 

Un periodo di disintossicazione vi aiuterà a capire se i sintomi sono legati a questa intolleranza.
Verificate se nel periodo di prova vi sentite meglio, e quando poi andrete a introdurlo nuovamente quali sono le vostre sensazioni e i vostri sintomi.
Prestate attenzione perchè il glutine non è presente solo nei cibi, ma anche in farmaci, integratori e anche in alcune creme per il corpo. 
(VEDI QUESTO LINK)

Inoltre alcuni cibi che non sospettiamo contengono glutine, ad esempio se vogliamo mangiare delle patate, prendiamole fresche e non congelate. Ma moltissimi altri sono gli alimenti, prestate quindi attenzione.

FONTE:





TIROIDITE E GLUTINE – Studi Scientifici dimostrano il legame

I ricercatori hanno scoperto che gli autoanticorpi organo-specifici (ad esempio, anticorpi anti-tiroide) scompaiono dopo circa  3 -6 mesi di una dieta priva di glutine. [1]
La ghiandola tiroidea, afferma Freeman, a causa dello sviluppo embrionale che condivide con il tratto gastrointestinale, è soggetta a noduli e linfomi proprio come avviene in caso di intolleranza al glutine a livello intestinale. [2]
Il glutine causa lo stress metabolico della tiroide.

Konopka documenta che a livello biologico c’è un aumento della capacità di buffer c-AMP dei tessuti della tiroide dopo 7 mesi di adozione di un regime senza glutine. Cioè il consumo di glutine determinerebbe, in parole semplici, un’interferenza cronica a livello cellulare che pone sotto stress la tiroide.

Questa reattività a distanza con antigeni generati dall’intolleranza al glutine viene alimentata senza dubbio, dalla aumentata permeabilità della mucosa intestinale che caratterizza l’assunzione di glutine. [3]
Se il problema col glutine fosse il risultato di decenni di ripetuti e differenti interventi sulle varietà di grano che sta alla base della maggior parte del cibo che mangiamo? 

C'era una volta, in Puglia, un grano duro di nome “Cappelli. Fino agli anni ’60 questo alimento era alla base della dieta della popolazione pugliese, ma questo povero grano, unica varietà coltivata nel Mezzogiorno d’Italia, apprezzato per la qualità, era, purtroppo per lui e per noi, poco produttivo.
Nel 1974, il Professore Gian Tommaso Scarascia Mugnozza, (attuale presidente dell’Accademia delle Scienze) con un gruppo di ricercatori del CNEN (Comitato Nazionale per l’Energia Nucleare) indusse una mutazione genetica nel grano duro denominato “Cappelli”, esponendolo ai raggi gamma di un reattore nucleare per ottenere una mutazione genetica e, in seguito, incrociandolo con una varietà americana. Dopo la mutazione, il povero grano era diventato “nano” (ridotto di grandezza), mostrando differenze, in positivo, in caratteri come la produttività e la precocità nella crescita. 
Questo nuovo tipo di grano mutato geneticamente, non OGM, ma irradiato, fu battezzato “Creso” e, con esso oggi si prepara ogni tipo di pane, pasta, dolci, pizze, alcuni salumi, capsule per farmaci, ecc. (con questa farina si prepara circa il 90% della pasta venduta in Italia). [5]

Valentino (1999) descrive una 23enne con diagnosi di ipotiroidismo dovuto a tiroidite di Hashimoto che coesiste con morbo di Addison e blocco ovarico. A distanza di tre mesi dalla sospensione del glutine fu registrato un notevole miglioramento clinico, la riduzione progressiva dei farmaci per la tiroide e per l’insufficienza surrenale.” [6]

Sategna-Guidetti (2001) valutò gli effetti dell’adozione di un regime senza glutine in pazienti celiaci precedentemente a dieta libera (con glutine), che dalle analisi risultano affetti da ipotiroidismo (31 casi) o tiroidite autoimmune (29 casi)Nella maggior parte dei pazienti dopo un anno senza glutine si registra una normalizzazione delle condizioni della tiroide, specialmente in coloro che erano stati più  scrupolosi nell'applicazione del regime senza glutine. [4]

Molto spesso le tiroiditi primarie, Hashimoto e non-Hashimoto, sono associate al diabete-1 e alla celiachia, ovvero a patologie che comportano una atrofia dei 5 milioni di villi intestinali che stanno nel piccolo intestino, una atrofia dei due campi da tennis assimilativi che tutti possediamo (400-600 metri quadri). Una atrofia causata essenzialmente da tre tipi di "cibastri" sbagliati che diventano collanti velenosi in sede di piccolo intestino, e che sono nell'ordine:
  1. Cadaverina e omega-3 ittici, associati ai relativi grassi saturi.
  2. Caseina (tutti i latticini).
  3. Glutine (preferire dunque miglio, saraceno, quinoa, riso integrale, cioè cereali privi di glutine, e farina di avena rollata a freddo con basso contenuto di glutine ed alto valore nutritivo). Ottimi anche i semini di sesamo, lino, girasole, finocchio, zucca. [8]
In aggiunta a quanto sopra va eliminato lo zucchero industriale in tutte le sue forme e le sue versioni, evidenti e nascoste, pertanto serve un letterale repulisti di merendine, creme, marmellate, confetture, dolci, dolcetti, cioccolatini, bibite, cole, persino succhi confezionati e pastorizzati. 

Nessun limite se non quello della logica e della sazietà agli alimenti vivi, innocenti e crudi della natura, si chiamino essi frutta, verdura da orto, verdura selvatica, funghi, tuberi, germogli. 

Un minimo di trasgressioni è concesso per pane, pizza e pasta, nella versione integrale (quello "vero"!), per chi non ha nessun problema a metabolizzarli, e per chi non può davvero farne a meno... 

Lo zucchero della frutta viva e cruda non ha alcuna controindicazione, per cui va limitato e gradualizzato nei casi diabete. [7]

Il grano che mangiamo è stato modificato.
Quello che pochi sanno è che, il grano Creso, è responsabile dell’enorme aumento della celiachia, per l’alterazione del pH digestivo e la perdita di flora batterica autoctona, che determinano anomale reazioni anche per l’aumento di glutine che quel tipo di grano mutato geneticamente ha apportato all’alimentazione umana.
Il fatto che il glutine possa causare problemi di salute, posto in termini biochimici, deriva dal suo contenuto di un particolare frammento di questa proteina in cui gli aminoacidi prolina e glutenina sono ad una certa distanza tra di loro (molto vicine) per cui non riescono ad essere deamidate dall’enzima specifico (Arentz-Hansen 2000, Vader 2002, Sollid 2002). 
Detto in un linguaggio molto tecnico, l’apparato digestivo dei mammiferi non ha una capacità infinita di idrolizzare i legami ammidici quando sono adiacenti a residui di prolina.
Questo non e’ un problema col riso, con l’orzo antico, con il grano saraceno, con il miglio, con l’amaranto e la quinoa, ma lo e’ col frumento.

Il fallimento progressivo degli enzimi addetti a digerire la proteina del frumento crea una tempesta di detriti infiammatori che non è circoscritta solo a livello intestinale, ma innesca un fenomeno autoimmune a carico di vari apparati e organi.

Malattie da glutine? Vediamo quelle della tiroide che scompaiono quando si sospende il consumo di glutine. Ebbene si, le anomalìe alla tiroide si normalizzavano con due mesi di dieta senza glutine secondo i seguenti ricercatori: Magazzu (1983), Collin (1994), Borg (1994), Batge (1998), Ventura (1999), Sategna-Guidetti (2001), Barera (2001), La Villa (2003), Jiskra (2003), Berti (2000), Kowalska (2000), Counsell (1994).

FONTI:

[5] Creso
[6] Lorenzo Acerra, autore del libro “Mal di glutine”


Autismo, glutine e caseina

Nel 1988 il Dr A. Wakefield (Royal Hospital London) pubblicò un lavoro in cui ipotizzava un legame tra infiammazione cronica dell’intestino e l’autismo. In questi bambini aveva riscontrato una condizione definita “Enterocolite autistica” o “Ileal-Lymphoid-nodular Hyperplasia”.

Negli anni successivi, diversi studi hanno evidenziato una possibile influenza dell’intestino e quindi indirettamente dell’alimentazione sulla comparsa o sull’aggravamento di diverse problematiche cognitive del bambino, come autismo, dislessia e sindrome da deficit attentivo.

Ad essere chiamati in causa sono soprattutto il glutine, contenuto in alcuni cereali, e la caseina, contenuta nei latticini. Nello stomaco, queste proteine vengono scisse in alcuni peptidi che hanno una struttura morfino-simile e definiti rispettivamente caseomorfine e gluteomorfine. Queste raggiungono l’intestino dove subiscono la digestione di alcuni enzimi (peptidasi) e vengono così inattivati prima di essere assorbiti. In alcuni soggetti questi enzimi digestivi non funzionano per via di una ecologia intestinale compromessa (disbiosi, enterociti danneggiati, aumento della permeabilità intestinale) e questo porta ad un assorbimento delle due sostanze morfino-simili, che una volta in circolo interferiscono sulle funzioni del cervello.

Diversi studi hanno messo in evidenza che nel sangue di molti pazienti affetti da autismo, schizofrenia, psicosi, defici attentivo e problematiche autoimmunitarie sono presenti notevoli livelli di caseomorfine e gluteomorfine, rispetto alle persone sane.

Il legame tra peptidi morfino-simili alimentari e Disordini dello Spettro Autistico (DSA) è stato confermato da un recentissimo studio [1] che ha dimostrato come una dieta priva di latticini e cereali con glutine sia in grado di migliorare i sintomi associati al DSA.

I ricercatori hanno anche notato che i bambini affetti da DSA sono più colpiti da disturbi gastro-intestinali (GI) e forme allergiche rispetto alla popolazione pediatrica generale e che sono proprio gli autistici con questi problemi quelli che rispondono meglio alla privazione di glutine e caseina.

In pratica, i genitori si sono accorti che eliminando in modo rigoroso i cereali con glutine e i latticini i loro figli miglioravano nel linguaggio, nelle relazioni sociali, nella capacità di attenzione e nel contatto visivo.

Per gli autori di questo studio, l’autismo non è solo un problema neurologico, ma dipende anche dall’intestino e dal sistema immunitario e una dieta priva di caseina e glutine potrebbe essere benefica per una certa parte di autistici. Inoltre, ipotizzano anche una possibile influenza da parte della soia.

Scritto dal Dott.Francesco Perugini Billi©

FONTE

[1] Pennesi Christine M.; Klein Laura Cousino. Effectiveness of the gluten-free, casein-free diet for children diagnosed with autism spectrum disorder: Based on parental report. Nutritional Neuroscience, 2012 DOI:


...E PER CHI FOSSE ANCORA SCETTICO...
(Fonte ANSA)

Celiachia aumentata di 5 volte fra i bambini

L'incidenza della celiachia, l'intolleranza permanente al glutine, e' aumentata di 5 volte, soprattutto in età pediatrica. A fotografare la situazione e' uno studio italiano che ha disegnato una nuova mappa mondiale della patologia. 
The New Epidemiology of Celiac Disease, recente studio pubblicato su Journal of Pedriatic Gastroenterology and Nutrition, stila, per la prima volta, con un tale grado di accuratezza, un cambiamento geografico nei modelli di distribuzione della malattia. 

Studi epidemiologici internazionali hanno evidenziato, con le dovute differenze regionali, una frequenza media della malattia celiaca nella popolazione generale di circa l'1% ed osservato come negli ultimi 25 anni l'incidenza sia aumentata di 5 volte, soprattutto in età pediatrica. "I dati epidemiologici a disposizione della comunità scientifica - precisa Alessio Fasano, Direttore del Centro per la Ricerca sulla Celiachia (CFRC) dell'Università di Boston e membro del Dr.Schär Institute - tengono però conto solo del numero di pazienti celiaci diagnosticati clinicamente o rilevati tramite screening sierologici di un campione di popolazione ed escludono il cosiddetto "icerberg celiaco" di pazienti non diagnosticati". 
"Il rapporto tra casi diagnosticati e non diagnosticati infatti è ancora di 1:3-1:5 - continua Fasano - e per questo motivo sarebbe opportuno uno screening sempre più attento dei soggetti potenzialmente a rischio. Dovrebbero essere quindi sempre testati, i parenti di primo grado di pazienti celiaci, i soggetti colpiti da altre malattie autoimmuni, le persone con sindrome dell'intestino irritabile o con una sintomatologia che potrebbe suggerire la presenza di celiachia".

L'uso del KETTLEBELL nella riabilitazione della SPALLA DOLOROSA

Fase cronica: il trattamento deve essere rivolto ad ottenere innanzitutto il rilassamento muscolare con manovre di facilitazione, e successivamente consiste nella rieducazione funzionale della spalla e dell’articolarità. E qui entra in gioco l’importanza del kettlebell training, che è INDISPENSABILE per il recupero della forza muscolare della spalla ed ELIMINA eventuali squilibri muscolari.
Per esempio: se il nostro deltoide, nell’abduzione del braccio prevale, abbiamo una risalita della testa omerale, e quindi un conflitto, che si può eliminare rinforzando il sottoscapolare tramite l’esercizio di CLEAN.

Clean
Clean and Press
NON ESISTE GINNASTICA PIU’ COMPLETA DEL KETTLEBELL TRAINING, che lavora e rinforza tutta la muscolatura della cuffia dei rotatori, indispensabile per un buon funzionamento della spalla:
  • SOVRASPINOSO= abduzione del braccio 
  • SOTTOSPINOSO, PICCOLO ROTONDO= rotazione esterna del braccio
  • SOTTOSCAPOLARE= rotazione interna del braccio
La manovra del CLEAN fa lavorare tutti i muscoli della cuffia dei rotatori !

Lo SWING è una manovra che mette in gioco un’infinità di muscoli. 



Va effettuato a spalla chiusa, addotta ed abbassata. Quindi lavorano il trapezio, specialmente la porzione media per l’adduzione e la parte inferiore per abbassare la scapola, le fibre superiori ed inferiori del romboide che adduce e ruota in basso la scapola. 
Il grande pettorale, invece, assicura la spalla addotta. 
Con il kettlebell in movimento, attiviamo deltoide, coracobrachiale, grande dorsale, grande e piccolo rotondo, tricipite e tanti altri muscoli della parte inferiore del corpo. 
Come si può notare, lavorare con i kettlebells fa diventare la spalla forte, stabile, e nello stesso tempo mobile e resistente.

Un’altro esercizio molto importante è quella del WINDMILL, che richiede un lavoro muscolare ben preciso. 


Nella posizione iniziale, ho il braccio in elevazione (gomito ben esteso), intanto che la mano opposta a quella caricata, va a toccare il malleolo, la spalla caricata deve fare una extrarotazione, mentre nella fase di ritorno deve compiere una intrarotazione: ritengo che questa una manovra molto importante nella riabilitazione della spalla dolorosa.

Lo ZUCCHERO, o meglio... GLI ZUCCHERI!

Infatti lo zucchero non si trova solo nei gelati, nelle torte o nelle caramelle...
Gli zuccheri sono in quasi tutto ciò che consumiamo, non in pochi alimenti che possiamo facilmente riconoscere. Per evitare gli alimenti che contengono zuccheri aggiunti c'è solo una cosa semplice da fare...mangiare alimenti non lavorati dall'industria alimentare.

Si trovano infatti in molti cibi che si acquistano e sono contenuti anche in pasta, pane, pizza e cereali in genere, e persino in alcuni composti vitaminici a buon mercato.
Inoltre mai fidarsi delle etichette che inneggiano ad un prodotto "naturale".

Ma perché siamo consumatori così forti di zucchero? Semplice: ci fa sentire bene! 

Infatti lo zucchero stimola il rilascio di dopamina nel cervello con la conseguenza di farci sentire soddisfatti e rilassati. Il problema crea dipendenza e, al pari di una droga, ci rende sempre più desiderosi di assumerlo. 


In realtà lo zucchero va considerato alla stregua di un farmaco e va consumato con estrema attenzione e parsimonia, perché assunto senza giudizio può devastare il sistema immunitario, provocare uno stato infiammatorio sistemico, malattie croniche, può provocare alterazioni del rapporto glico-insulinemico, ecc. peggiorando lo stato di salute generale.


La ricerca ha dimostrato che il consumo di zucchero raffinato è il fattore primario che causa non solo l'obesità, ma anche le malattie croniche.


Alcuni effetti dello zucchero:
  • aggrava l'asma;
  • altera il tono dell'umore;
  • crea disturbi della personalità;
  • sviluppa o peggiora l’artrite;
  • contribuisce ad iperattività e a difficoltà di concentrazione soprattutto dei bambini; 
  • riduce il colesterolo HDL (buono) e aumenta il colesterolo LDL (cattivo)
  • aumenta il rischio di malattia di Crohn;
  • aumenta il rischio (o peggiora lo stato) di colite ulcerosa;
  • porta a danni renali;
  • indebolisce e altera il sistema immunitario;
  • è il principale responsabile di obesità e sovrappeso;
  • è il principale responsabile del diabete;
  • crea insulinoresistenza.


Lo zucchero fa aumentare velocemente la glicemia, che causa picchi insulinemici che determinano un aumento dei fattori di crescita e stato infiammatorio sistemico (p.es. aumento della percezione dei dolori muscoloscheletrici). 

Quando introduciamo lo zucchero i livelli di glicemia aumentano rapidamente; in risposta, il pancreas secerne insulina il cui scopo primario è quello di guidare lo zucchero all'interno delle cellule. Ma quando la cellula è satura non lo fa entrare. Quindi la glicemia aumenta, il pancreas incrementa la produzione di insulina e il glucosio viene convertito in grasso che viene immagazzinato dal corpo.

Se poi lo zucchero in eccesso viene introdotto non una tantum, ma costantemente, si sviluppa una sorta di insensibilità al glucosio ed uno stato di iperinsulinemia che alla lunga provoca il diabete. 
L’iperinsulinemia reattiva non causa solo soprappeso, ma predispone al rialzo dei “fattori di crescita”, ormoni capaci di sostenere lo sviluppo delle cellule tumorali. 

Inoltre le molecole di zucchero in eccesso si uniscono ad una varietà di proteine che vanno a colpire i vasi sanguigni. Questo danno ripetuto alla parete dei vasi sanguigni scatena ed aggrava l’infiammazione degli stessi. Ed è sempre l'infiammazione che causa un accumulo di colesterolo: senza l'infiammazione il colesterolo non si accumulerebbe sulla parete del vaso sanguigno. (Lundell).




Per esempio, un articolo di Yang et al., pubblicato in JAMA Internal Medicine lo scorso anno ha esaminato il consumo di zuccheri aggiunti in un periodo di circa due decenni rispetto alla percentuale del totale delle calorie, concludendo che tale consumo ha contribuito significativamente alla causa dei decessi cardiovascolari. Si è calcolato che le persone che hanno assunto zuccheri pari al 30% del loro metabolismo energetico giornaliero (come purtroppo molti adolescenti) hanno aumentato di quattro volte il rischio di morire a causa di malattie cardiache.

L'eccesso di zucchero provoca anche una sottrazione di vitamine del gruppo B e di magnesio, creando così uno scompenso nel delicato equilibrio che utilizza queste sostanze per fissare il calcio, a discapito della salute di ossa e denti. (osteoporosi, gengiviti, parodontite, carie etc)

Da non sottovalutare anche gli effetti sul sistema immunitario.
Infatti I globuli bianchi (le cellule del sangue responsabili della lotta contro le malattia e i batteri) richiedono vitamina C per affrontare virus e batteri, ma glucosio e vitamina C sono molto simili nella struttura chimica e quindi in effettiva concorrenza tra loro per essere assorbita dalle cellule;  in questo modo se c'è una preponderanza di zucchero avremo meno vitamina C assorbita. E questo causa un deficit nel sistema immunitario.

Teniamo presente che dopo una spinta immediata di energia ci sarà una fase ipoglicemica che provocherà una sensazione di stanchezza, spossatezza e depressione che determinerà una nuova introduzione di zucchero e questa continua altalena instaura un circolo vizioso che porta ad una vera e propria dipendenza...una tossicodipendenza!!!
Ma il consumo di zucchero non provoca solo un aumento di peso (a volte fino ad arrivare all'obesità) ma anche malattie croniche a volte nefaste.

Secondo il dott.Robert Lustig, Professore di Endocrinologia Pediatrica presso l'Università di San Francisco, gli effetti della scellerata introduzione di zuccheri ha prodotto le cosiddette malattie croniche. Mai prima d'ora l'uomo ha consumato tanto zucchero come facciamo noi oggi e le conseguenze di questo cambiamento nella dieta sono abbastanza chiare. 
Il fruttosio, che si trova spesso nei cibi più elaborati, è di gran lunga la peggiore forma di zucchero e provoca molti più danni degli altri zuccheri in un più breve lasso di tempo.

Ad esempio si è evidenziato in uno studio clinico che soggetti che hanno consumato sciroppo di fruttosio (HFC) hanno sviluppato i fattori di rischio più elevati per le malattie cardiovascolari in appena due settimane.

Le malattie croniche sono aumentate di pari passo con l'aumento del consumo di zucchero 

Storicamente, lo zucchero è stato sempre utilizzato come aggiuntivo sporadico.
“Nel 1200 in India riuscirono a estrarre zucchero dalla canna.

Ma fino a circa il 1700 era difficile reperirlo e fu un elemento molto costoso fino a tutta la prima metà del XVIII secolo; dopodiché ha cominciato ad essere prodotto in modo crescente in Louisiana Texas e Hawaii e da quel momento si cominciò a vedere la malattia metabolica cronica.
In realtà, la prima dimostrazione di un aumento della malattia metabolica cronica ci fu nel 1924, quando Hayden Emerson, il commissario della salute di New York City, notò un aumento del tasso di diabete pari a sette volte i valori presenti fino a quel momento, nella sola città di New York.
Poi, nel 1931, il Dr. Paul Dudley White (cardiologo presso il Massachusetts General Hospital) richiamò l'attenzione sul fatto che sembrava esserci un'epidemia di malattie cardiache.
Infine, nel 1988, abbiamo imparato a conoscere l'avvento del diabete di tipo 2 tra gli adolescenti". (Dott.Lusting)

Queste sono le caratteristiche principali della malattia metabolica cronica che pervadono la popolazione. E va di pari passo con la crescita in consumo pro capite di zucchero.

Il fatto è che consumiamo almeno 20 volte in più dello zucchero che consumavano i nostri antenati. Siamo arrivati a circa 20 cucchiaini di zucchero al giorno e quando si sovraccarica il fegato con un consumo così smodato di questa sostanza, inevitabilmente appare la malattia metabolica cronica. 
"Fondamentalmente lo zucchero viene metabolizzato come l’alcol; in questi anni stiamo vedendo le malattie nei bambini che non abbiamo mai visto prima, e sono “malattie alcol-correlate”, come la degenerazione grassa del fegato non-alcolico dipendente e il diabete di tipo 2." (Dott. Robert Lustig)
"Lo zucchero è l'alcool dei nostri figli e molti ne sono dipendenti".
"Siamo andati oltre i nostri limiti e ora stiamo evidenziando un aumento massiccio della malattia metabolica cronica che sta distruggendo non solo la nostra salute, ma anche l'economia di tutti i Paesi del mondo, compreso il cosiddetto Terzo Mondo dove l'obesità (per assurdo…visto il livello di malnutrizione) sta assumendo proporzioni importanti. Tutto questo è ormai insostenibile".


L'insulino-resistenza: una caratteristica della sindrome metabolica

Secondo il dottor Lustig, qualsiasi organo diventa resistente all'insulina e finisce per manifestare la propria malattia metabolica cronica. Ad esempio, quando si ha la resistenza all'insulina del fegato, si finisce col diabete di tipo 2.

Quando si ha la resistenza all'insulina del cervello, si finisce col morbo di Alzheimer .

L'insulino-resistenza del rene conduce alla insufficienza renale cronica, e così via.
Tutte queste malattie sono stati di resistenza insulinica. 

La domanda è: che cosa causa la resistenza all'insulina, in primo luogo?
"Pare che si debba ascrivere ad un sovraccarico dei mitocondri e le sostanze che sono in grado di esercitare questo sovraccarico sono i grassi trans e lo zucchero, ciò che, in pratica, caratterizza l‘alimentazione a base di cibi trasformati".
I grassi migliori da consumare in sicurezza e che agevolano il lavoro mitocondriale sono i grassi saturi sani come l'olio di cocco, il ghee (burro chiarificato), il grasso naturalmente contenuto in pesci grassi e nei tagli di carne come le interiora (carne grass-fed).

Secondo SugarScience.org, gli zuccheri aggiunti si trovano “nascosti” nel 74%dei prodotti alimentari, essendo nominati con più di 60 termini diversi.
"Noi consumiamo troppi grassi trans, troppi omega 6, troppo zucchero e troppo alcool.
Dall'altro lato consumiamo poche verdure, pochi micronutrienti e pochi omega 3. Facciamo cioè una dieta pro infiammatoria che fa la fortuna dell'industria alimentare e dell'industria della salute, ma che ci sta uccidendo con diabete, ipertensione, cancro, malattie autoimmuni, dislipidemia, malattie cardiovascolari e demenza".

C'è una soglia di “sicurezza” per lo zucchero?

Secondo il dott.Lusting dovremmo mantenerci all'assunzione al massimo di 25/38 grammi di zucchero al giorno di zucchero (più o meno 5-8 cucchiaini da caffè).
Ma la dieta occidentale è piena di zucchero “nascosto”.
"Questo è ciò che ci suggeriscono i dati, perché il fegato non ha la capacità di metabolizzare il fruttosio...quindi, fintanto che ci si mantiene al di sotto di questa soglia, lo zucchero nuoce relativamente e può essere metabolizzato"

Lo zucchero è meccanicamente la cosa che spinge questa resistenza all'insulina e determina tutte le sue conseguenze sulla nostra salute.


Come si fa a risolvere insulino-resistenza?

La risposta può essere riassunta velocemente: mangiare cibo vero!!! Tornando cioè, ad un alimentazione naturale ed “ancestrale”, per esempio secondo il regime paleo.

Un altro sistema efficace per affrontare la resistenza all'insulina è il digiuno intermittente, ma non è indicato per tutti e non tutti hanno necessità di arrivare a questo modo di alimentarsi (chi ha problemi di tiroide, per esempio).

Attualmente il digiuno intermittente è il concetto di dieta più discusso su internet. Come molte altre diete “breakout”, sta crescendo a passi da gigante nonostante metta in discussione molti concetti sulla nutrizione a cui eravamo abituati. In verità, come strategia alimentare esiste da molto prima.

Brevemente...fare un digiuno intermittente significa alternare intervalli dove non si mangia (digiuno che varia dalle 16 ore alle 36 ore) con intervalli dove è permesso mangiare. Per usare un gergo, si alterna un periodo di digiuno con una “finestra temporale” dove introdurre i pasti.

Durante il digiuno il fegato brucia il grasso "disponibile" nel fegato. Quindi si riducono temporaneamente le riserve di grasso e questo può ripristinare la stabilità metabolica epatica e migliorare la sensibilità del fegato all'insulina.

"Quello che diciamo alla gente è di seguire queste semplici regole, che sono tutte basate sull'evidenza scientifica:
  • eliminare ogni bevanda zuccherata  
  • mangiare carboidrati integrari e ricchi di fibre in quanto la fibra mitiga gli effetti negativi del fruttosio sul metabolismo epatico riducendone il tasso di assorbimento 
  • non serve dire alla gente che non può mangiare lo zucchero: ma si deve consigliare di mangiare quello zucchero nella "forma fornita dalla natura" che è la frutta!"

L'importanza dell'esercizio fisico

L'esercizio fisico è anche una componente importante, ma che non serve a promuovere la perdita di peso, bensì a determinare l'aumento della massa muscolare che attivandosi alza il PGC-1α (coinvolto nella biogenesi mitocondriale).
Può essere una sottile distinzione...ma NON LO E' E VA SOTTOLINEATO!  
C'è un fattore di trascrizione chiamato "proliferazione dei perossisomi-recettore gamma attivato" (coactivator 1-alfa o PGC-1α), che è coinvolto nella biogenesi mitocondriale. Quando si alza PGC-1α, vengono stimolati i mitocondri.
Quindi l'esercizio fisico aumenta il tono muscolare simpatico (la massa muscolare), attiva il PGC-1α che aumenta i mitocondri e di conseguenza migliora la sensibilità all'insulina.
"Il medico che dice ai suoi pazienti che allenandosi cala di peso, non fa una corretta informazione...perchè non è vero!
Non ci sono studi che dimostrano che l'esercizio fisico garantisce una perdita di peso!Tuttavia, l'esercizio fisico è la cosa migliore che si può fare per sè stessi e noi (medici) dobbiamo promuoverlo... Ma dobbiamo anche spiegare ai pazienti quali risultati si dovrebbero osservare come miglioramento. Diminuendo il grasso viscerale, le persone andranno a perdere centimetri di girovita...non necessariamente peso! migliorando in generale la salute metabolica" (Dott.Lustig).

In pratica…evitare:

  • pane e pasta
  • lo zucchero di canna
  • il caramello
  • la melassa
  • lo sciroppo di fruttosio
  • lo sciroppo di mais
  • il destrosio
  • il fruttosio
  • il glucosio
  • il maltosio
  • il saccarosio
  • il lattosio
  • il succo di frutta concentrato
  • lo sciroppo d’acero (a meno che non sia puro e non lavorato industrialmente) 
  • il malto

Alcune alternative più sane allo zucchero (ma è bene ricordare che, anche se meno dannose, devono essere consumate con moderazione)

  • Il miele grezzo non pastorizzato: è anti-virale, anti batterico, ha proprietà antiossidanti, contiene probiotici, fitonutrienti ed enzimi vivi. 
  • Lo sciroppo d'acero puro: estratto dalla linfa, ha un alto contenuto di zinco e manganese.
  • La melassa grezza:  fonte di ferro e calcio.
  • Lo zucchero di palma: ha un alto contenuto di potassio, rame, magnesio, ferro, vitamina C e di zinco.
  • I cristalli di cocco:  ricco di minerali.

P.S. Tra i cibi “veri” è compresa la frutta.  Il fruttosio di cui si parla sopra è quello aggiunto ai cibi ed è la sostanza isolata (chimica) per lo più estratta dal mais che è ovviamente dannoso.

FONTI:

DEPURARSI dai METALLI PESANTI

articolo tratto dal sito .scientific-training.it
scritto dal Dott.Andrea Rizzo

I metalli (dal greco “metallon”, che significa miniera e quindi minerale) sono elementi chimici solidi, ad eccezione del mercurio, a temperatura ambiente; sono una eterogenea categoria di elementi duttili e malleabili, buoni conduttori di elettricità e di calore. Dei 103 elementi che compongono la tavola periodica ben 79 possono essere fatti rientrare nel gruppo dei metalli. Si definiscono pesanti quei metalli che hanno un numero atomico superiore a 20, come il mercurio, il piombo, il cromo, il cadmio, il cobalto, il nichel, ecc. Hanno la tendenza ad accumularsi nel suolo e quindi nella catena alimentare e possono avere effetti nocivi sugli esseri viventi anche a concentrazioni non elevate.


Dove si trovano

Nella crosta terrestre si ritrovano in forma cristallina soprattutto 25 metalli (dal berillio allo zirconio) che rappresentano anche i più interessanti dal punto di vista tossicologico. 
I metalli sono quindi naturalmente presenti nell’aria, nell’acqua, nel suolo e di conseguenza anche negli alimenti. Tuttavia le attività umane hanno portato ad una progressiva dispersione nell’ambiente dei metalli stessi.
L’uomo ha cominciato a estrarre e a lavorare i metalli almeno 4-5000 anni or sono, ma con l’avvento dell’era industriale l’industria mineraria e metallurgica si sviluppano in maniera esponenziale fino agli anni intorno al 1980. Le attività estrattive, metallurgiche e di lavorazione dei metalli hanno determinato una loro dispersione nell’ambiente di vita e costituiscono un fattore di rischio anche per la popolazione generale, oltre che per i lavoratori esposti.

Quale rischio comportano


I metalli possono essere definiti essenziali e tossici. Si dicono essenziali quei metalli necessari per alcune funzioni dell’organismo. Si distinguono microminerali essenziali i metalli come il ferro necessario per l’emoglobina del sangue, lo zinco per la funzione di molti enzimi, il rame, il cui fabbisogno è dell’ordine dei milligrammi. Vi sono poi altri elementi essenziali il cui fabbisogno è molto minore (di circa 1000 volte), vale a dire nell'ordine dei microgrammi, così per il vanadio, il cromo, il manganese, il cobalto, l’arsenico, il selenio e il molibdeno.
Molti metalli sono quindi indispensabili all'organismo, anche se, qualora vengano assorbiti in quantità eccessive, possono invece causare effetti dannosi. 
Diversi integratori alimentari in vendita nelle farmacie contengono piccole dosi di questi metalli.

Sono considerati tossici tutti quei metalli il cui eccessivo apporto determina effetti dannosi per la salute, tanto maggiori, quanto maggiore è la dose assorbita; lo stesso metallo può essere essenziale a basse dosi e diventare tossico a dosi più elevate. I metalli possono essere assorbiti per via respiratoria, come fumi o polveri, per ingestione e raramente attraverso la pelle. 

Nell'organismo si legano prima alle proteine del sangue, per poi distribuirsi nei diversi compartimenti a seconda delle loro proprietà. Così ad esempio il piombo si distribuisce nell'osso e nei tessuti molli, il mercurio si accumula nel rene, ecc.. I metalli vengono eliminati principalmente per via renale, come il mercurio e il cadmio, oppure con la bile, come l’arsenico, l’alluminio e il manganese e ritrovarsi quindi nelle feci. In piccola quantità possono essere eliminati per via respiratoria o cutanea (ma si possono ritrovare nei capelli). Alcuni metalli possono passare nel latte materno. 


La maggior parte degli effetti tossici dovuti a metalli sono stati osservati e descritti in lavoratori esposti a concentrazioni ambientali di gran lunga più elevate di quelle presenti nell'ambiente di vita, oppure in seguito ad intossicazioni accidentali. 
In alcuni casi gli effetti tossici si sono verificati nel corso di catastrofi ambientali, come nel caso del mercurio nella baia di Minamata in Giappone, dell’arsenico a Manfredonia, del cadmio in Giappone e in Belgio.

Gli effetti dei metalli sono molteplici: possono determinare fenomeni irritativi, intossicazioni acute e croniche, possono avere azione mutagena o cancerogena. Anche gli organi o gli apparati colpiti sono molto diversi: si va dal sangue al rene, al sistema nervoso centrale o periferico, al sistema respiratorio, all'apparato gastrointestinale, all'apparato cardiovascolare e alla cute. 
Nella tabella allegata sono riportati gli effetti dei principali metalli su diversi distretti dell’organismo. E’ importante ricordare che alcuni metalli ma soprattutto il cromo, il cobalto e il nichel possono sensibilizzare la pelle di soggetti predisposti e causare eczemi, spesso di natura professionale.


Cosa fare

Può essere davvero utile pulire il corpo dai metalli pesanti per evitare non solo di imbattersi in forti allergie, ma soprattutto prevenire la possibilità della comparsa di qualche patologia cancerogena. L’aria che respiriamo, molti cibi che mangiamo, sono ricchi di metalli pesanti come nichel, mercurio, piombo, alluminio, cobalto e cromo, diventa quindi davvero difficile riuscire ad evitare che tali sostanze non sostino a lungo nell'organismo umano.




SOLUZIONI DEPURANTI:

Vi sono però delle soluzioni interessanti su come pulire il corpo dai metalli pesanti, purificare quindi l’organismo e non temere di imbattersi in qualche patologia piuttosto seria. 
Non è difficile pulire il corpo dai metalli pesanti, basta affidarsi ad alcune sostanze depuratrici che potete tranquillamente trovare in erboristeria e non solo.

Zeolite
La Zeolite è un minerale di origine vulcanica. E’ considerata un vero e proprio spazzino dell’organismo. La sua struttura microporosa permette l’assorbimento dei metalli pesanti e delle sostanze dannose che circolano nel nostro corpo. Viene spesso utilizzata negli apparecchi ionizzatori e alcalinizzatori per purificare l’acqua di casa. Per una vera e propria disintossicazione dai metalli pesanti, si consiglia di assumere 1 cucchiaino di zeolite in polvere 30 minuti prima dei pasti principali.

Clorella
L’alga clorella è una microalga unicellulare che vive nelle acqua dolci.
La sua assunzione come rimedio naturale favorisce l’eliminazione dei metalli pesanti e l’espulsione delle scorie da parte dell’organismo. E’ in grado di ridurre le reazioni allergiche e gli stati infiammatori dovuti all’accumulo di metalli pesanti nel nostro corpo. Può essere acquistata in erboristeria sotto forma di integratore naturale alimentare in capsule.

Curcuma
La curcuma è una spezia di origine orientale molto preziosa e ricca di proprietà benefiche. Tra di esse troviamo la capacità di purificare l’organismo dalle tossine, dai metalli pesanti e dagli agenti inquinanti. Purifica il sangue, facilita la digestione e la depurazione dell’organismo. Le proprietà della curcuma, come comprovato da recenti ricerche scientifiche, vengono attivate in abbinamento al pepe nero. Non dimenticate, dunque, di aggiungere ai vostri piatti un pizzico di entrambe le spezie. Per l’impiego della curcuma a scopo curativo, come integratore, è bene rivolgersi ad un erborista. Per potenziare gli effetti benefici della curcuma, si consiglia, infine, di abbinarla allo zenzero.

Omega-3
L’assunzione di integratori e di alimenti ricchi di omega-3 è considerata utile per aiutare il nostro organismo a depurarsi dai metalli pesanti. E’ però necessario porre particolare attenzione alle fonti da cui gli omega-3 provengono. Le tipologie di pesce più ricche di omega-3 possono presentare un elevato contenuto di metalli pesanti. Pensiamo, ad esempio, al salmone. E’ però possibile reperire in commercio integratori a base di acidi grassi essenziali di origine vegetale. Le sostanze necessarie al nostro organismo per la formazione degli omega-3 sono inoltre presenti nei semi di lino, nelle noci e nell’olio di lino.

Coriandolo
Il coriandolo, conosciuto anche come prezzemolo orientale o cinese, svolge un’interessante azione chelante nei confronti dei metalli pesanti. E’ particolarmente utile per la rimozione del mercurio che può essere presente negli spazi tra le cellule e nel nucleo cellulare. L’accumulo di mercurio può causare danni al Dna. E’ efficace anche contro cadmio, piombo e alluminio presenti nelle ossa o nel sistema nervoso. Si consiglia di assumere il coriandolo accompagnato dalla clorella, in modo che le tossine non vengano riassorbite.

Bentonite
La bentonite è una particolare forma di argilla conosciuta da secoli per le numerose proprietà curative. Viene impiegata da secoli sia come integratore alimentare che per il trattamento delle malattie. E’ ritenuta utile per assorbire virus e tossine. E’ considerata un vero e proprio chelante naturale, efficace per rimuovere i metalli pesanti accumulati nell’organismo. La bentonite, che contiene ioni negativi, sarebbe in grado di attirare le tossine, cariche positivamente. Per una cura disintossicante e chelante a base di bentonite, è bene rivolgersi ad un esperto.

Acqua e limone
Per ottenere acqua pura, libera dai metalli pesanti e alcalina, è possibile rivolgersi ad alcuni strumenti adatti a renderla alcalina e a depurarla dalle sostanze indesiderate. Bere acqua e limone la mattina presto permette di compiere una profonda pulizia del nostro organismo, favorendo l’eliminazione delle tossine e dei metalli pesanti. Questo rimedio naturale rafforza il sistema immunitario e regola il metabolismo.


Per saperne di più

www.eea.eu.int
www.epa.gov
www.apat.it

Variazioni di COMPOSIZIONE CORPOREA in caso di "sgarro" nella dieta - LO STUDIO -

IN BREVE: Con 3 giorni di iperalimentazione si ha si un aumento di peso ma non ci sono differenze significative sulla percentuale di grasso: l'aumento di peso è dato solo dall'aumento di acqua!


GLI STUDI DI RIFERIMENTO:
http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/25208693
http://www.jphysiolanthropol.com/content/33/1/29


BACKGROUND:
Obesità e sovrappeso sono in aumento in prevalenza nei paesi sviluppati a causa del cambiamento delle abitudini alimentari e la mancanza di attività fisica. Lo scopo del presente studio è stato quello di valutare i cambiamenti nella composizione corporea nel breve termine causati da sovralimentazione (il classico "sgarro" alla dieta) utilizzando il modello a tre componenti, che si compone di massa grassa (FM), acqua corporea totale (TBW), e solidi secchi senza grassi (FFDS).

METODI:
Dieci uomini sani hanno completato 3 giorni di sovralimentazione durante i quali consumavano 1.500 kcal /giorno in più rispetto alle calorie consumate abitualmente. La composizione corporea è stata valutata in tre punti temporali: il giorno prima e dopo la loro dieta normale, e il giorno dopo il periodo di 3 giorni di sovralimentazione.

RISULTATI:
Prima e dopo la loro dieta normale, non vi sono differenze significative del peso corporeo e della composizione corporea, ma dopo 3 giorni di sovralimentazione, il peso corporeo, TBW, e FFDS sono aumentati rispettivamente di 0,7, 0,7, e 0,2 kg (p <0,0001).
Non c'è alcuna differenza significativa nella FM (massa grassa) tra valutazioni fatte tra le diete "abituali" ed i 3 giorni di sovralimentazione.

CONCLUSIONE:
Questo studio suggerisce che l'aumento di TBW contribuisce all'aumento di peso a seguito di una sovralimentazione a breve termine.




"Un viaggio di mille miglia comincia sempre con un primo passo" - Lao Tzu -

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