SEGNALAZIONE: un bel documentario da vedere

Il documentario svela tutto ciò che c’è da sapere sul cibo e sulla perdita di peso e rivela gli errori di una trentennale campagna messa in atto dall’industria alimentare con il sostegno del governo statunitense per confondere l’opinione pubblica, dando vita a una delle più grandi epidemie sanitarie della storia…
Interessante documentario , da vedere assolutamente per capire il perche' con tutti gli sforzi che si fanno invece di calare il peso aumenta...

OFFICIAL TRAILER



POSTURA... CONFLITTI... MALATTIE...

del Dott.Daniele Raggi


Le cellule del nostro corpo "sentono" e registrano ogni tipo di disagio o trauma (incidenti, cicatrici, insulti alimentari o ambientali, etc.), ma registrano anche ogni pensiero ed emozione (sotto forma di vibrazioni), che emettiamo ogni momento. 



Le cellule "registrano", non pensano: vivono! 


Proprio per il fatto che "non pensano", non creano conflitti fra di loro; il loro "semplice" scopo è quello di vivere al meglio e più a lungo possibile. Per fare questo, si avvalgono di una grande collaborazione fra cellula e cellula, fra organo e organo, nel pieno rispetto delle competenze specifiche..., e con "rigore transdisciplinare".
Potremmo dire che le cellule usano una grande "saggezza inconscia", pur subendo e svolgendo un "programma genetico" già codificato, ben preciso, a cui non possono sottrarsi, fino ad estinzione (sottostanno ad un programma, i cui parametri, limiti e confini, sono di fatto già stati assegnati..., fino all'estinzione programmata).
Da questa "consapevolezza inconscia", scaturisce l'esigenza di "voler" procreare..., proprio nel tentativo di "non morire" mai. 

A differenza delle cellule, l'uomo, con la sua "stupida razionalità mentale" ed apparente consapevolezza, passa molto tempo della propria breve vita, a distruggere: sopraffare, prevaricare, conquistare, distruggere l'ambiente ed i propri simili... e dunque anche se stesso. 
Le cellule, percependo e registrando ogni forma di pensiero, paura, egoismo, gelosia, etc. (dal quale sono investite e di cui "si nutrono", loro malgrado), perdono costantemente energia e forza vitale. 
Inevitabilmente anche la postura manifesta atteggiamenti causati da fenomeni non fisiologici. 




La medicina quantica, con le sue grandi conquiste, è in grado di dimostrare ed evidenziare molti dei punti sopra descritti. 
Anche alcuni semplici test chinesiologici, sono in grado di dimostrare l'interazione del pensiero sul nostro sistema biologico. 





Ecco come l'uomo, ogni giorno, predispone forme di "suicidio cellulare di massa" dei propri organi: ecco le malattie, l'invecchiamento precoce, i tumori, etc. In questo ambito il dott. Hamer e molti altri autori che trattano generi simili, sono in grado di spiegarci ed insegnarci molte cose...

METALLI PESANTI nei cibi

Ogni giorno a colazione,pranzo e cena ingeriamo particelle di metalli pesanti presenti nei prodotti delle migliori aziende.

Ecco aziende prodotti e metalli.

L’elenco che segue riporta alcuni metalli contenuti in prodotti che mangiamo tutti i giorni, metalli come Titanio, Cobalto, Argento.
Basta saperlo. 


Pandoro Motta: Alluminio, Argento
Salatini Tiny Rold Gold (USA): Ferro, Cromo, Nichel (cioè acciaio), Alluminio
Biscotti Offelle Bistefani: Osmio, Ferro, Zinco, Zirconio, Silicio-Titanio
Biscotti Galletti Barilla: Titanio, Ferro, Tungsteno
Macine Barilla: Titanio
Granetti Barilla: Ferro, Cromo
Nastrine Barilla: Ferro
Plum cake allo yogurt Giorietto Biscotti: Ferro. Cromo
Ringo Pavesi: Ferro, Cromo, Silicio, Alluminio, Titanio
Pane carasau (I Granai di Qui Sardegna): Ferro, Cromo
Pane ciabatta Esselunga: Piombo, Bismuto, Alluminio
Pane morbido a fette Barilla: Piombo, Bismuto, Alluminio
Paneangeli Cameo: Alluminio, Silicio
Pane Panem: Ferro, Nichel, Cobalto, Alluminio, Piombo, Bismuto, Manganese
Cornetto Sanson (cialda): Ferro, Cromo e Nichel (cioè acciaio)
Biscotto Marachella Sanson: Silicio, Ferro
Omogeneizzato Manzo Plasmon: Silicio, Alluminio
Omogeneizzato Vitello e Prosciutto Plasmon: Ferro, Solfato di Bario, Stronzio, Ferro-Cromo, Titanio
Cacao in polvere Lindt: Ferro, Cromo, Nichel
Tortellini Fini: Ferro, Cromo
Hamburger McDonald’s: Argento
Mozzarella Granarolo: Ferro, Cromo, Nichel
Chewing gum Daygum Microtech Perfetti: Silicio (cioè vetro)
Integratore Formula 1 (pasto sostitutivo) Herbalife: Ferro, Titanio
Integratore Formula 2 Herbalife: Ferro, Cromo
I metalli elencati sono tutti sotto forma di particelle nano e micro-metriche (nano = dal miliardesimo al decimilionesimo di metro, micro = dal milionesimo al centomillesimo di metro).
Per particelle si intendono “sassolini” composti da una grande quantità di atomi, e questi sassolini non sono utilizzabili dall’organismo che non è in grado di ricavarne gli elementi (oligoelementi) necessari per il metabolismo.

È fondamentale sapere che le particelle in questione non sono biodegradabili e non sono biocompatibili. Come tali non sono utilizzabili esono patogeniche.
I metalli, una volta ingurgitati, vanno tranquillamente dall’apparato digerente al sangue, dal quale sono portati dappertutto.

Alcuni dei metalli elencati come inquinanti fanno parte di quelli che si chiamano OLIGOELEMENTI e, in quell’ottica, sono essenziali per la vita. Per esempio, il Ferro è un componente dell’emoglobina e, se non ci fosse, i nostri tessuti non potrebbero essere ossigenati; il Rame è fondamentale per la formazione dell’emoglobina, il Cobalto è presente nella composizione della Vitamina B12, e così via. Attenzione, però a non cadere nell’equivoco.
Ciò di cui stiamo parlando non sono ioni (atomi) che entrano nella composizione di sostanze naturali e che, non raramente, sono indispensabili per la nutrizione; ciò di cui parliamo sono particelle, minuscoli sassolini, che vengono involontariamente immessi come inquinanti nei cibi.
Le fonti di questi materiali estranei sono tantissime. Tra i tanti esempi che si possono fare, c’è quello del Ferro-Cromo-Nichel nei cibi.
I sistemi di macinazione sono spesso costituiti da acciaio (Ferro-Cromo-Nichel, appunto) e questo materiale si usura, perdendo scorie che entrano nel macinato.Queste scorie sono proprio le particelle che non dovrebbero esserci e che, una volta ingerite, entrano nel circolo sanguigno per essere rapidamente sequestrate da vari organi (reni, fegato, ecc.), dove restano in eterno perché non sono biodegradabili.
Il problema è che sono dei corpi estranei e l’organismo li vede come tali,facendo partire una reazione infiammatoria (granulomatosi) che si cronicizza e può diventare cancro o restare, comunque, un’infiammazione che è pur sempre una malattia.
Dunque, un conto è mangiare una bistecca che contiene Ferro organico perché presente naturalmente nel sangue dell’animale del cui muscolo ci stiamo nutrendo e un conto è mangiarsi delle palline piccole piccole di Ferro. Da notare che più queste particelle sono minuscole, più sono aggressive, potendo addirittura penetrare all’interno dei nuclei delle cellule quando la loro dimensione è al di sotto di una certa soglia.

Tra i metalli elencati, comunque, ce ne sono diversi che non entrano in nessuna combinazione biologica utile (Titanio, Bario, ecc.) e sono chimicamente tossici.

Naturalmente le aziende sono tutte perfettamente a posto dal punto di vista legale, non esistendo alcuna legge che imponga non solo l’eliminazione, ma anche solo la ricerca o l’elencazione in etichetta di quelle sostanze.

Come SUDDIVIDERE le PROTEINE ad ogni pasto NEL MODO PIU' OPPORTUNO

Il mito dei 30gr di proteine!


Se si mangi una bistecca questa avrà un tempo X di digestione. C'è di mezzo il fattore "tempo digestivo"; quindi, a seconda della qualità delle proteine assunta, ci sarà sempre un tempo specifico di assorbimento.
Scendiamo nel dettaglio...
Esiste un ormone la colecistochinina http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/17940422 che è in grado di rallentare l'attività intestinale e non solo; quando all'interno dell'intestino ci stanno le proteine viene rilasciato, rallentando e moderando il processo di assorbimento http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/20938986
Ora ..andando nel pratico:
STUDIO: http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/18577772  16 donne, stesse proteine. Un gruppo le ha mangiate in un unico pasto, un'altro in 4 pasti.
In base alla teoria dei 30 gr le donne che avrebbero assunto le proteine in un unico pasto avrebbero avuto difficoltà nel mantenere la massa magra. INVECE: non c'è nessuna differenza tra i 2 gruppi!
Anzi....per esempio, nelle donne anziane un singolo pasto proteico http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/10357740 è addirittura migliore a differenza dei multi pasti per favorire l'ANABOLISMO.
Si sente molto spesso parlare poi del DIGIUNO INTERMITTENTE e ci sono 2 studi che ci interessano: (ricordo che nel digiuno intermittente si fanno 16 ore di digiuno e nelle restanti 8 ore si mangia, anche se ci sono diversi protocolli dove il digiuno è ancora più prolungato, come in questo STUDIO che cito) http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/19776143
Non c'è alcuna differenza tra i gruppi a digiuno/pasto nelle restanti 4 ore rispetto al gruppo con distribuzione dei pasti convenzionale riguardo all'argomento CATABOLISMO PROTEICO. 
STUDIO: http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/17413096 In questo addirittura si è avuto una maggior perdita di grasso e un aumento della massa magra (miglioramento della composizione corporea in pratica!)


Il mito dei 30gr ogni X tempo è un mito bello è buono, forse nato da http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/19056590 dove 20gr s son dimostrati sufficienti per dare una risposta anabolica analoga ai 40 gr,.
Emoti
oppure da qua http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/16779921 dove si misurano i vari tassi di assorbimento delle proteine; ma se leggete noterete che i metodi di assorbimento variano dall'infusione endovenosa all'ingestione orale passando per l' ingestione ileale...E' ovvio che i risultati son diversi, ma lo sono soprattutto le modalità di ingestione!!! 


Concludendo: mangiate quello che prevede la vostra dieta. Non succede niente se saltate un pasto o se siete costretti a farne uno più piccolo o più grande. Recupererete la quota proteica o mangerete una quota minore nei pasti successivi o il giorno dopo. 
Il corpo si adatta , non è stupido! e lo fa molto meglio di quello che si pensa o si crede!

ACIDO LATTICO….RIFIUTO O RISORSA ENERGETICA?

L’acido lattico o lattato è un sottoprodotto del metabolismo anaerobico lattacido.
Si tratta di un composto tossico per le cellule, il cui accumulo fa comparire la cosiddetta fatica muscolare.


Bisogna sfatare alcuni miti sull'acido lattico. Il dolore 24-48 ore dopo l’allenamento non è dato dall'accumulo di lattato, in quanto lo smaltimento può avvenire, con un allenamento “defaticante”, circa 30 minuti dopo oppure, senza allenamento, dopo circa 1-2 ore.
I dolori che si avvertono, nei giorni successivi all'allenamento, sono dovuti alla produzione di sostanze alogene, dovute a lesioni e microlacerazioni tissutali delle fibre, che vanno a stimolare i recettori del dolore, a ischemia muscolare da allenamento, a microtraumi del tessuto di rivestimento delle fibre e di quello tendineo.
Il lattato è prodotto anche in condizioni di riposo: infatti i globuli rossi, per esempio, ne producono in continuazione, per cui è intuibile che, facendo attività fisica, la concentrazione di acido lattico, nel flusso ematico, aumenta sensibilmente ed ancor più in determinate condizioni, in assenza di ossigeno.
Il corpo umano possiede dei sistemi per proteggersi dall'acido lattico e può riconvertirlo in glucosio grazie all'attività metabolica del fegato. 


Il cuore è in grado di metabolizzare l’acido lattico a scopo energetico.
Da queste affermazioni, si evince come l'acido lattico, seppur tossico, non sia un vero e proprio prodotto di rifiuto.

I più recenti studi evidenziano come, in realtà, solo indirettamente, il lattato è coinvolto nell'aumento di acidità ematica. Il PRINCIPALE responsabile di questo fenomeno è lo ione H+ che, durante l’attività fisica ad elevata intensità, si libera in quantità elevata per aumento dell’idrolisi dell'ATP.

Il CICLO di CORI è il meccanismo della conversione dell’acido lattico in glucosio ed avviene nel fegato, come riportato in figura. 


Nel muscolo in attività intensa, la produzione di acido lattico è elevata soprattutto nelle fibre veloci (bianche), che hanno un potere glicolitico anaerobico, superiore a quelle rosse. 
Non a caso, gli atleti più brillanti nelle prove anaerobiche lattacide, come i 400-1500 nell'atletica, producono il 20% in più di lattato rispetto ad una persona normale.
Durante il lavoro muscolare intenso, quando il metabolismo aerobico non è più in grado di soddisfare le richieste energetiche, viene attivata un’altra via accessoria per la produzione di ATP, chiamata meccanismo anaerobico lattacido. 


Tale fenomeno, pur sopperendo in parte alla carenza di ossigeno, aumenta sensibilmente la quota di lattato prodotta, che a sua volta fa aumentare le capacità di neutralizzazione da parte dell’organismo. Il risultato di questo processo è il brusco aumento di acido lattico, che corrisponde grossomodo alla Frequenza di Soglia anaerobica del soggetto. 

La concentrazione di lattato nel sangue è normalmente di 1-2 mmoli\L a riposo, ma, durante lo sforzo fisico intenso, può raggiungere e superare le 20 mmoli\L. La soglia anaerobica, misurata tramite la concentrazione ematica di acido lattico, viene fatta coincidere con il valore di frequenza cardiaca, per cui, nel CORSO di un esercizio incrementale, si raggiunge una concentrazione di 4 mmoli\L.
L’acido lattico si accumula nei muscoli e nel sangue, quando la velocità di sintesi supera la velocità di smaltimento. 
Ecco perché c'è il bisogno, da parte degli atleti, di aumentare la tolleranza all'acido lattico attraverso allenamenti .
La loro prestazione è correlata all'efficienza del metabolismo anaerobico lattacido e dei sistemi di smaltimento a livello ematico, muscolare ed epatico. 

Lo scopo degli allenamenti, mirati all'incremento di tali caratteristiche, è quello di saturare i muscoli di lattato, in modo che si abituino a lavorare in condizioni di forte acidità.
L’atleta ha a disposizione 2 tecniche di allenamento, per ottenere un miglioramento della prestazione anaerobica lattacida:
  1. Una basata su sforzo continuo (20-25 minuti), a valori di frequenza cardiaca prossimi alla soglia anaerobica;
  2. Una con lavori ad intervalli su distanze di 150-400 metri, a ritmo sostenuto con recuperi incompleti fra le ripetute e completi tra le serie.
L’acido lattico rappresenta un forte stimolo per la secrezione di ormoni anabolici come il GH ed il testosterone. Per questo motivo, esercizi con pesi intervallati da pause non troppo lunghe favoriscono il guadagno di massa muscolare.

Oltre al circolo di Cori, esiste un ulteriore sistema per smaltire il lattato. Si tratta del tamponamento ematico mediato dal bicarbonato. Il 65% del lattato viene convertito in anidride carbonica a acqua, il 20% viene convertito in glicogeno, il 10% in proteine ed il 5% in glucosio.

Pertanto, ritornando alla domanda iniziale, dico che l’acido lattico è una risorsa da saper utilizzare con allenamenti specifici, per favorire l’adattamento a situazioni in cui i muscoli lavorano in condizioni di massima saturazione di lattato, per dare risposte brillanti alle successive sollecitazioni.


IL DOLORE MUSCOLARE POST ALLENAMENTO NON È ACIDO LATTICO

“Ieri mi sono allenato e oggi sono pieno di dolori da acido lattico”
Ti è mai capitato di accusare dolori muscolari il giorno successivo all'allenamento?
Alcuni ti avranno detto che il principale responsabile di quei dolori è l’acido lattico: FALSO!
L’acido lattico, o meglio il lattato, è prodotto durante una attività anaerobica intensa, il livello di concentrazione di acido lattico nel sangue e nei muscoli diminuisce sino a tornare a livelli normali dopo 30-60 minuti dall'esercizio.


In realtà il dolore post allenamento è da attribuirsi alla micro lesione di alcune fibre muscolari a seguito dello sforzo. Questo fenomeno è conosciuto come DOMS (Delayed onset muscle soreness o dolore muscolare a insorgenza ritardata) si avverte un giorno o due dopo una esercitazione impegnativa e deriva prevalentemente da contrazioni eccentriche.
È associato a vere e proprie micro lesioni del tessuto muscolare. Studi dimostrano la presenza di particolari enzimi dopo un intenso esercizio fisico, tali enzimi sono correlati a lesioni strutturali delle membrane muscolari.
Queste lesioni scatenano una serie di eventi tra cui l’incremento del turnover delle proteine muscolari, in poche parole i tuoi muscoli ricostituiscono le fibre lesionate in numero maggiore di prima.



Questa tortura è probabilmente necessaria per ottimizzare la risposta all'allenamento (gli studi sono ancora in corso). 
Il DOMS scompare in circa 96 ore, è un fenomeno fisiologico e necessario.


Come puoi prevenire o minimizzare questo dolore?
Inizia l’allenamento con una bassa intensità e aumentala progressivamente, quando il dolore si presenterà (specie nella fase iniziale della stagione di preparazione) l’utilizzo del ghiaccio, lo stretching e l’attività muscolare blanda ti possono aiutare.


Alimentati in maniera corretta ed allenati con costanza e sicuramente i tuoi dolori diminuiranno.

Fonte:  

osteorehabpost.com
benessere360.com

MOTIVAZIONALE: "Una scrollata...e via"

Voglio condividere un racconto che consiglio di leggere fino in fondo:

L'ASINO ED IL POZZO


C'era una volta un asino di un contadino.
Un giorno l'asino cadde in un pozzo.
 Non si era fatto male,
ma non poteva più uscire.

Il povero animale continuò a ragliare sonoramente per ore.
Il contadino era straziato dai lamenti dell'asino,
voleva salvarlo
e cercò in tutti i modi di tirarlo fuori.

Ma dopo inutili tentativi,
si rassegnò e prese una decisione crudele.

Poiché l'asino era ormai molto vecchio
e non serviva più a nulla
e poiché il pozzo era ormai secco
e in qualche modo bisognava chiuderlo

decise perciò di lasciare l'asino sottoterra
e di chiudere in qualche modo il pozzo ormai privo di acqua.
Chiese così aiuto agli altri contadini del villaggio
per ricoprire di terra il pozzo.

Il povero asino imprigionato,
 al rumore delle palate e alle zolle di terra che gli piovevano dal cielo,
capì le intenzioni degli esseri umani
e scoppiò in un pianto irrefrenabile.

Poi, con gran sorpresa di tutti,
dopo un certo numero di palate di terra,
l'asino smise di piangere.

Passò del tempo,
le zolle di terra venivano buttate velocemente
ma nessuno aveva il coraggio di guardare nel pozzo
che si stava riempiendo interamente.

Finalmente il contadino ebbe il coraggio di guardare in fondo al pozzo
e rimase sorpreso per quello che vide.

L'asino si scrollava dalla groppa ogni palata di terra che gli buttavano addosso.
Man mano che i contadini gettavano le zolle,
saliva sempre di più avvicinandosi al bordo del pozzo.

Zolla dopo zolla,
gradino dopo gradino
l'asino riuscì ad uscire dal pozzo con un balzo
e cominciò a trottare felice.

Con le pale in mano i contadini rimasero a guardare lo spettacolo
ed erano talmente allibiti e felici
che non furono capaci di dire nulla.

Quando la vita ci affonda in pozzi neri e profondi, il segreto per uscire più forti dal pozzo è scuoterci la terra di dosso e fare un passo verso l'alto. 
Ognuno dei nostri problemi si trasformerà in un gradino che ci condurrà verso l’uscita. 
Anche nei momenti più duri e tristi possiamo risollevarci lasciando alle nostre spalle i problemi più grandi, anche se nessuno ci da una mano per aiutarci.
La vita andrà a buttarti addosso molta terra, ogni tipo di terra. Principalmente se sarai dentro un pozzo. 
Il segreto per uscire dal pozzo consiste semplicemente nello scuotersi di dosso la terra che si riceve e nel salirci sopra. 
Quindi, accetta la terra che ti tirano addosso, poiché essa può costituire la soluzione e non il problema.

Unica condizione: non darsi mai per vinti...



Review: Il DOLORE, quando diventa CRONICO

Pensiamo al dolore come a un sintomo, ma ci sono casi in cui il sistema nervoso sviluppa cicli di retroazione e il dolore diventa una malattia terrificante in sé. 
Il dolore diventa patologico quando si “auto mantiene”, perdendo il significato iniziale e diventando a sua volta una malattia (sindrome dolorosa) (Mannion & Woolf, The Clinical Journal of Pain, 2000). 
È "cronico" il dolore associato a profonde modificazioni della personalità e dello stile di vita del paziente che costituiscono fattori di mantenimento indipendenti dall'azione dei nocicettori.
"Un viaggio di mille miglia comincia sempre con un primo passo" - Lao Tzu -